Il Sonno e il Nostro Subconscio

Noi sappiamo che il sonno non riguarda soltanto il sonno. Dobbiamo considerare tantissimi aspetti della giornata, quello che fanno, quello che non fanno, cosa mangiano, come si comportano, quanto dovrebbe dormire di giorno, stimolazione abbastanza o troppo, ecc...ma una questione che tante volte non consideriamo è noi genitori. I piccoli sono i nostri barometri emotivi e hanno bisogno di noi per gestire momenti di stress come se fossimo un loro "secondo cervello". Se dopo tante notti insonne ci scatta un momento di ira alla messa a nanna - o a mezzanotte - che percipita in un momento proprio pesante - chiediamo sempre il perchè..perchè piange così tanto? Perchè ho gridato? Perchè non riesco a calmarlo? Perchè mi sento così quando piange? Ho chiesto proprio cosa succede in noi in questi momenti alla Dottoressa Arianna Negrin - consulente di Conscious Parenting e Rapid Transformational Therapy e Youth Coach - e cosa possiamo fare per aiutare noi stessi a trovare l'equilibrio. - Christina


Quando la mancanza sonno di nostro figlio ci mette al muro, si crea un meccanismo inconsapevole di sopravvivenza.


La mente (di qualsiasi specie animale) ha una fondamentale necessità di entrare nello stato di sonno, ha bisogno di un silenzio con l’esterno per riposare, rielaborare, fissare, lasciare depositare, fare spazio e ricaricarsi. Cosi come ogni cellula del nostro corpo, anche i nostri neuroni necessitano di riposo. E la mancanza di riposo fisiologico, ossia il sonno, impatta su ogni singola cellula, ogni singolo organo. Basti pensare che la cronica privazione di sonno è stata utilizzata come una delle forme più popolari di tortura, non solo nel Medioevo.

Ma cosa succede dentro di noi, nella nostra parte emotiva, quando nostro figlio, e di conseguenza noi, non dormiamo e riposiamo serenamente?


La nostra mente entra in uno stato di sopravvivenza. Lo fa inconsciamente, a livello subconscio, ossia riattiva alcune risorse assopite, primordiali, che fanno si che la madre, come sostegno vitale primario (e il padre in seconda battuta per motivi fisiologici di allattamento e accudimento) possa continuare a provvedere al piccolo “ad ogni costo”. Così la Natura ci ha programmato, tuttavia, a differenza di altri mammiferi, il nostro subconscio entra in moltissime delle scelte quotidiane che facciamo e richiama emozioni assopite. Il subconscio è una memoria sempre attiva, che registra h24, che vive nel presente. Registra i nostri stati emotivi, le nostre emozioni, le conclusioni a cui siamo arrivati… e lo fa da sempre, ancora prima di nascere. E una mente sotto pressione che entra nel “survival mode”, gestirà le proprie emozioni in maniera diversa rispetto ad una situazione di normalità. Questo stato di “riserva mentale” richiede, inoltre, sempre più energie. Ecco che siamo più fragili, psicologicamente e fisicamente. Più soggetti a disequilibri emotivi. Allora può succedere che scattiamo, reagiamo in malo modo per un “nonnulla”, urliamo, piangiamo, diventiamo “un’altra persona”. In realtà, siamo solamente in riserva. E reagiamo secondo Natura, ossia, in una modalità di sopravvivenza, che generalmente è “scappa o combatti”.


Tuttavia possiamo fare un ulteriore passo di consapevolezza: quando qualcosa può farci accendere in scatti di ira, rabbia, frustrazione, angoscia, profonda tristezza siamo di fronte ad un “trigger”. I “trigger”, ossia i fattori scatenanti, sono risposte automatiche, inconsce. Sono la miccia che ci fa reagire automaticamente ad un evento specifico. I trigger hanno origini lontane, nel nostro passato. Il nostro subconscio, memoria emotiva della nostra vita, richiama nel fatto concreto che accade oggi, un dolore antico, una ferita. E’ il passato che riappare nel presente.


Ecco che la mancanza di sonno e di riposo (che non sempre coincidono) di nostro figlio può facilmente essere “il portale” verso questo mondo passato, ci fa precipitare ad un momento in cui la stessa tristezza, angoscia, rabbia è entrata nella nostra vita.


Quando saremo pronti per far pace con questa emozione, entreremo in una dimensione di assenza di trigger, assenza di micce che ci fanno infiammare. Perché non ci saranno più munizioni dentro di noi.


Accanto alla gestione del sonno del nostro piccolo, credo fortemente serva un cammino di consapevolezza del nostro passato, perché non interferisca nel presente, nostro e di nostro figlio.

Dr.ssa Arianna Negrin

IG @genitorialita.consapevole

FB: @genitorialitaconsapevole e Gruppo FB: Genitorialità Consapevole Italia

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